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giovedì 26 settembre 2013

23 settembre 2013, Diatomee dallo Spazio ?

Fonte : Corriere della Sera.IT
http://www.corriere.it/scienze/13_settembre_23/diatomee-cosmiche-cielo-panspermia_6a9e167c-2424-11e3-952d-4ca9735c4400.shtml




Parte di una diatomea, probabilmente della specie Nitzschia, recuperata a 25 km di altezza (Wainwright) Che cosa ci fa un microscopico guscio di diatomea sospeso nella stratosfera a 25 km di altezza? E soprattutto: com'è arrivato fin lassù? A questa domanda ciascuno di noi risponderebbe, guidato più dal buonsenso che dalla competenza, chiamando in causa vortici atmosferici, eruzioni vulcaniche o trasporti di velivoli d'alta quota. Ma cinque ricercatori di rispettabilissime università del Regno Unito, dopo avere scartato tutte le possibili cause terrestri, concludono, tenetevi forte, che la diatomea da loro trovata è aliena, che viene dallo spazio, dopo aver viaggiato chissà per quanto tempo nel cuore di una cometa.

PRESUNTE SCOPERTE - L'ultimo annuncio di una lunga serie di presunte scoperte di microorganismi extraterrestri è stato appena pubblicato su Journal of Cosmology, una rivista scientifica nota fra gli esperti per la sua tendenza ad accogliere i contributi dei sostenitori della moderna panspermìa, la teoria secondo cui la vita non è comparsa spontaneamente sulla Terra ma ci è arrivata, e continuerebbe ad arrivarci dallo spazio. Fra i maggiori sostenitori di questa teoria c'è stato il famoso astronomo Fred Hoyle, morto nel 2001, che descriveva le comete come inseminatori universali di vita elementare. Non a caso l'articolo che ora annuncia la scoperta della diatomea cosmica è firmato, fra gli altri, da Chandra Wickramasinghe, già allievo prediletto e poi collaboratore di Hoyle.

                                       Foto di presunte diatomee aliene

                       

CONCLUSIONI AFFRETTATE - A leggere l'articolo si direbbe che le premesse della ricerca sono ineccepibili; piuttosto sembrano affrettate le conclusioni. I cinque hanno allestito un apparato strumentale dotato di campionatori automatici e sospeso a un pallone stratosferico. A quote prestabilite ciascun campionatore si apriva e captava un po' di aria rarefatta con il relativo pulviscolo, da esaminare poi in laboratorio. Il pallone è stato lanciato da Ellesmere Port (pochi chilometri a sud di Liverpool) il 31 luglio scorso. Tutto ha funzionato alla perfezione: dopo aver completato i prelievi, raggiunta la quota di circa 27 km, la navicella è stata sganciata ed è scesa con un paracadute a Wakefield, nello Yorkshire, un centinaio di chilometri più a est. Gli autori assicurano che pallone e navicella erano stati accuratamente puliti prima del lancio e che i meccanismi di campionamento, rigorosamente sterilizzati, erano stati concepiti per far si che i filtri inglobassero solo le particelle prelevate alle alte quote desiderate, senza rischi di intrusioni dei contaminanti presenti alle più basse quote.

PRELIEVI - Questo tipo di prelievi ha la finalità di studiare, con l'aiuto di microscopi elettronici a scansione, la composizione del pulviscolo atmosferico ad alta quota e i vari tipi batteri eventualmente presenti, i cosiddetti estremofili, che riescono a sopravvivere a temperature di decine di gradi sottozero, sotto un intenso bombardamento di radiazioni ultraviolette. La maggior parte degli scienziati ritiene che questi batteri, piccoli appena un millesimo di millimetro e leggeri, tanto da poter restare sospesi per lunghi periodi nella rarefatta stratosfera, siano sollevati dalle basse quote fino a decine di chilometri d'altezza da forti correnti ascensionali e da altri meccanismi di trasporto atmosferico.

INSOLITO - Subito, al primo sommario esame dei reperti, è stato trovato qualcosa di insolito: nel filtro esposto a poco meno di 25 km d'altezza era rimasto impigliato quello che inequivocabilmente è apparso un frammento di frustulo di diatomea, cioè un pezzo del guscio di uno di questi organismi unicellulari che popolano in abbondanza le acque sia salate sia dolci. Per quanto più grandi dei batteri, da dieci a cento volte, le diatomee sono dotate di un elegante involucro siliceo che le rende troppo pesanti per un facile trasporto alle altissime quote. «Mai prima d'ora era stato catturato nella stratosfera un frammento di diatomea, per proiettare il quale fino a 25 km si dovrebbe pensare a un fenomeno importante come alla colonna ascendente di una grande eruzione vulcanica. Bisogna poi considerare che il frammento, una volta arrivato lassù, sarebbe riportato a terra dalla forza di gravità nel giro di poche ore>, ha dichiarato Milton Wainwright, il primo firmatario dell'articolo.

ERUZIONE - Poiché l'ultima grande eruzione europea capace di lanciare in stratosfera particolato relativamente pesante è stata quella del vulcano islandese Eyjafjallajökull nel 2010, e poiché i tempi di residenza in stratosfera del frammento di diatomea trovato sono stati calcolati in appena 6 ore, gli autori concludono che la diatomea non può che venire dallo spazio, a meno che non si scopra un nuovo meccanismo di trasporto atmosferico per oggetti relativamente più pesanti, attualmente impensabile. In linea con le teorie sulla panspermia di Hoyle, inoltre, i cinque ricercatori britannici ipotizzano addirittura che la loro diatomea albergasse nella cometa progenitrice dello sciame estivo delle Perseidi, dato che il volo del pallone è avvenuto proprio a ridosso di questa pioggia di meteore.

SCETTICISMO - La comunità scientifica, dopo ripetuti falsi annunci e cocenti delusioni (fra le più clamorose, la scoperta di batteri fossili nel meteorite marziano di Allan Hills nel 1996, annunciata addirittura dal presidente Bill Clinton, e poi rivelatasi un abbaglio dovuto ad artefatti mineralogici) ha reagito piuttosto negativamente all'articolo dei colleghi britannici, criticando la loro imprudenza e facendo notare che, molto probabilmente, la diatomea è finita nel campionatore al livello del suolo, oppure perché stava da qualche parte appiccicata nel pallone ed è scivolata giù durante il volo. Chris McKay, un astrobiologo della Nasa, ha preferito commentare con una citazione del grande scienziato e divulgatore Carl Sagan: «Un grande annuncio presuppone una grande evidenza», ha detto. «Loro hanno trovato qualcosa di curioso, ma per ora niente di più».

PRECEDENTI - Scorrendo le recenti pubblicazioni di Wikramasinghe, si trova che le diatomee potrebbero essere l'ossessione aliena di questo scienziato, attualmente docente e direttore del Centre for Astrobiology alla University of Buckingham, in Gran Bretagna. Proprio a gennaio del 2013, sempre su Journal of Cosmology, il professore ha pubblicato un articolo su un presunto meteorite caduto in Sri Lanka nel 2012 all'interno del quale egli ha trovato, indovinate che cosa? Diatomee fossili. Peccato che il meteorite in oggetto non abbia ricevuto la certificazione di essere tale da altri esperti che lo hanno classificato come una folgorite, una roccia terrestre colpita da un fulmine. 


                                   La Notizia al TG2 ore 13.00 del 25/09/2013








mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre 2013, Dall’analisi di un meteorite nuovi indizi per la comparsa della vita sulla Terra

Fonte : GAIANEWS.IT
Gli scienziati della Arizona State University hanno analizzato i resti di un meteorite che si disintegrò l’anno scorso nell’atmosfera sopra la California (vedasi anche nostro precedente Post sulla caduta di Sutter Mill's http://skysentinel.blogspot.it/2012/04/california-e-caccia-al-meteorite.html). 

Le analisi hanno rivelato la presenza di molecole finora mai trovate nei meteoriti dimostrando l’esistenza di una più grande disponibilità di molecole organiche provenienti dallo spazio, ma che avrebbero potuto contribuire alla comparsa della vita sulla nostro pianeta. Gli scienziati sono stato guidati da Sandra Pizzarello e la scoperta è stata pubblicata su PNAS.


Il luogo in cui il meteorite è caduto si chiama Sutter’s Mill che è casualmente anche il posto in cui nel 1849 si scatenò la corso all’oro. Questo meteorite, contrariamente a ciò che accade la maggior parte delle volte, non è stato a lungo a contatto con altri elementi. Infatti è stato individuato presto da un radar ed è stato possibile recuperarlo in fretta



Il lavoro è in corso di pubblicazione negli Atti di questa settimana della National Academy of Sciences ( PNAS ) . Il documento è intitolato , “Elaborazione di materiali organici meteoritici come un possibile analogo dell’evoluzione molecolare precoce in ambienti planetari “, ed è co -autore di Pizzarello , geologo Lynda Williams , NMR specialista Gregory Olanda e lo studente laureato Stephen Davidowski , il tutto da ASU .

“Le analisi di meteoriti non smettono mai di sorprendere … e aumentano le tue domande”, spiega Pizzarello . “Questo è un meteorite i cui elementi organici sono stati alterati dal calore e perciò dovrebbe essere di scarso appeal per la chimica bio- o prebiotica ma i processi del Sistema solare che hanno portano alla sua alterazione sembrano avere rivelato molecole complesse di interesse prebiotico come i polieteri.”

Pizzarello e il suo team hanno trattato idrotermicamente i frammenti del meteorite e hanno quindi rilevato i composti grazia alla gascromatografia-spettrometria di massa. Le condizioni idrotermali degli esperimenti , che imitano le condizioni della Terra primordiale (una vicinanza con l’attività vulcanica e coni crateri da impatto), ha rilasciato una miscela complessa di composti ricchi di ossigeno che comprendono una varietà di polieteri lineari e ramificati a catena lunga, presenti in grandi numeri.

La scoperta si aggiunge a quelle che supportano l’ipotesi che la vita sulla terra sia arrivata da altri pianeti, magari da Marte, o che composti giunti attraverso comete e meteoriti possano avere sostenuto la presenza della vita sul nostro pianeta.

Un recente studio aveva avvalorato la tesi che la vita sulla terra sia arrivata da Marte, dove avrebbe trovato inizialmente condizioni migliori, rispetto alla Terra. Da Marte poi la vita sarebbe scomparsa proseguendo invece florida il suo viaggio sul nostro pianeta coinvolgendo ora anche noi.


giovedì 29 agosto 2013

29 agosto 2013, Una nuova teoria secondo la quale la vita sulla Terra verrebbe da Marte

FONTE GAIANEWS.IT

http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/siamo-tutti-marziani-44664.html#.UjRwUsa-2Sp
Scritto da Redazione di Gaianews.it il 29.08.2013

Una nuova teoria confermerebbe che la vita che oggi prospera sulla Terra, compresa la nostra, ha avuto origine su Marte.


Il professor Steven Benner la presenterà oggi in occasione della conferenza annuale Goldschmidt. La teoria sostiene che una forma ossidata del molibdeno, che potrebbe essere stato fondamentale per l’origine della vita , non poteva essere disponibile che sulla superficie di Marte e non sulla Terra . “Inoltre ” , ha detto il professor Benner ” recenti studi dimostrano che queste condizioni, adatte per l’origine della vita, possono ancora esistere su Marte.”

“E’ solo quando il molibdeno diventa altamente ossidato che è in grado di influenzare la formazione della vita, ” spiega il professor Benner , dell’ Istituto Westheimer per la Scienza e la Tecnologia negli Stati Uniti. “

Questa forma di molibdeno non avrebbe potuto essere disponibile sulla Terra quando la vita è iniziata, perché tre miliardi di anni fa la superficie della Terra aveva molto poco ossigeno, ma su Marte è successo. E ‘ un altro elemento di prova che rende più probabile che la vita sulla Terra sia arrivata grazie ad un meteorite marziano , piuttosto che iniziare su questo pianeta”.

La ricerca che il professor Benner presenterà alla conferenza Goldschmidt affronta due dei paradossi che rendono difficile per gli scienziati la comprensione della nascita della vita sulla Terra.

Il primo è il cosiddetto ‘tar paradox’. Tutti gli esseri viventi sono fatti di materia organica , ma se si aggiunge l’energia, come il calore o la luce, alle molecole organiche lasciate a se stesse, queste non creano la vita.” Piuttosto la materia organica si trasforma in qualcos’altro.

Il molibdeno sembra essere una sostanza che impedisce questa trasformazione. Per questo gli scienziati ritengono che questo materiale sia importante perchè la vita inizi.

”L’analisi di un meteorite marziano di recente ha dimostrato che su Marte era presente il boro ( che pure rallenta la trasformazione ndr.) , ora crediamo che ci fosse anche una forma ossidata di molibdeno. “

Il secondo paradosso è che la vita avrebbe dovuto lottare non poco per iniziare sulla Terra perchè il pianeta era completamente coperto d’acqua. Questo avrebbe impedito alte concentrazioni di boro, ma il problema più importante è che l’acqua è corrosiva per l’RNA, che secondo gli scienziati fu la prima molecola genetica comparsa. Su Marte invece l’acqua era presente, ma in misura minore.

“L’ evidenza sembra essere che noi siamo in realtà tutti marziani; che la vita ha avuto inizio su Marte ed è arrivata sulla Terra su una roccia, ” dice il professor Benner . “E’ una fortuna che siamo finiti qui, perchè la Terra è il migliore fra i due pianeti per ospitare la vita. Se i nostri antenati ipotetici marziani fossero rimasti su Marte, non avremmo potuto raccontare nessuna storia.”

mercoledì 28 agosto 2013

28 agosto 2013, I mattoni della vita nel meteorite di Chelyabinsk (Russia): la scoperta di ricercatori italiani

FONTE : METEOWEB
http://www.meteoweb.eu/2013/08/i-mattoni-della-vita-nel-meteorite-di-chelyabinsk-russia-la-scoperta-di-ricercatori-italiani/222748/



Credit: Marat Ahmetvaleev

Ingredienti indispensabili per gettare le basi della vita sono stati ottenuti da ricercatori italiani a partire da frammenti delmeteorite di Chelyabinsk, caduto in Russia, nel febbraio scorso. Si tratta di molecole complesse componenti dell’Rna, il braccio destro del Dna, ottenute grazie a un esperimento condotto in Russia, presso il centro di astrobiologia di Dubna (Mosca), dal gruppo coordinato dal chimico organico e bioorganicoRaffaele Saladino, dell’universita’ della Tuscia. Con questo test, ha detto Saladino all’ANSA, ”abbiamo inaugurato il centro di astrobiologia di Dubna e dato il via al primo lavoro nell’ambito della collaborazione Italia-Russia che vede coinvolti anche il genetista molecolare Ernesto Di Mauro, dell’universita’ di Roma La Sapienza”. Nell’acceleratore di particelle di Dubna i ricercatori hanno bombardato i frammenti di meteorite ricevuti da Eugene Krasavin, direttore del centro di astrobiologia di Dubna, con fasci di neutroni a una energia di 150 mega elettronvolt (Mev), simulando in questo modo un bombardamento di radiazioni come potrebbe avvenire nello spazio. ”I frammenti – ha spiegato Saladino – sono di colore grigiastro e somigliano a granelli di carbone circondati da roccia, perche’ hanno un nucleo carbonaceo avvolto da uno strato minerale, e si sono mostrati dei catalizzatori molto attivi (i piu’ attivi tra tutti i meteoriti che abbiamo studiato finora) dando vita, in presenza di formammide, (un composto di idrogeno, carbonio, ossigeno e azoto), a molecole organiche complesse, fra cui alcuni nucleosidi componenti l’Rna”. ‘‘E’ la prima volta – ha sottolineato Saladino – che derivati nucleosidici di struttura molto complessa, costituiti da una base nucleica legata a uno zucchero, vengono sintetizzati in un unico atto reattivo da un precursore chimico semplice come la formammide”. Saranno eseguiti altri esperimenti ma fra le prime conclusioni che si possono trarre, per Saladino, e’ che lo spazio e’ molto piu’ dinamico di quello che si pensi e che imeteoriti, in questo ambiente, possono sintetizzare i mattoni alla base delle molecole della vita.