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martedì 30 settembre 2014

Una mappa interattiva che recensisce le cadute di meteoriti

La  mappa interattiva è stata pubblicata da un ingegnere e che recensisce ogni impatto delle meteoriti dal -2500 aC fino al 2010.

météorite


La mappa interattiva che recensisce le meteoriti é stata realizzata sulla base dalla banca dati della Società Americana delle meteoriti e permette di individuare per ogni impatto il peso probabile e la classe dell’oggetto. Un totale di 34.513 meteoriti sono registrate sulla mappa.
Utilizzando la tabella di tempo nella parte inferiore dell’immagine potete trovare, per esempio, il meteorite che ha causato l’evento di Tunguska in Siberia, del 1908, ove l’impatto catastrofico di un meteorite, che ebbe luogo nelle vicinanze del fiume Podkamennaja Tunguska, rase al suolo circa 80 milioni di alberi su una superficie stimabile in 2.150 chilometri quadrati.
La visualizzazione dei dati é realizzata da Ramon Martinez, un ingegnere specializzato in analisi dei dati per l’OMS. È possibile ingrandire e fare clic su un punto qualsiasi della mappa per saperne di più su ognuno dei meteoriti identificati.

La mappa é davvero interessante non resta che provarla per rimanere davvero impressionati, il funzionamento é molto simile alle mappe di google.


domenica 25 maggio 2014

18 maggio-2 giugno 2014 - METEORITICA, Mostra di Meteoriti a Prato - palazzo Buonamici

Fonti: Ufficio Stampa Provincia di Prato,  Agenziaimpress.it

A Palazzo Buonamici di Prato (FI) la mostra 'METEORITICA'

Inaugurata questo pomeriggio la mostra allestita a palazzo Buonamici che porta il titolo Meteoritica (fino al 2 giugno, sala Biagi, ingresso da via Ricasoli 17).



Insieme al presidente della Provincia, al direttore del Museo di Scienze planetarie Marco Morelli e all’astronoma Serafina Carpino, a tagliare il nastro della mostra c’erano tanti degi insegnanti e degli studenti che la hanno realizzata. Organizzata dal Museo di Scienze planetarie con la collaborazione del Museo di Mineralogia dell’Università La Sapienza di Roma e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, la mostra è un’esposizione davvero unica che vede raccolti i più significativi campioni appartenenti alle tre principali collezioni di meteoriti e rocce da impatto presenti nei musei italiani e offre la possibilità di ammirare esemplari di rilevanza mondiale, tra i quali sono numerose le meteoriti italiane, generalmente poco note.


Patrocinata dalla Provincia di Prato e realizzata con il contributo del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), la mostra è allestita con la collaborazione degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado Buricchi di Prato, con gli studenti delle classi quinte della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo via Linneo di Milano e delle classi prime del Liceo Darwin di Roma. Raccontato dagli studenti che hanno prima visitato i tre musei e preso confidenza con i campioni, il percorso contiene informazioni, immagini, pannelli, video e anche giochi, per rendere il più piacevole possibile la visita e la fruibilità della mostra alle diverse età dei visitatori.

Il Museo di Scienze Planetarie, capofila del progetto, nei sette anni di attività ha maturato una buona esperienza sia in campo didattico, ospita cinquemila studenti l’anno, che in quello divulgativo con una media di 10mila visitatori all’anno.


In mostra frammenti del meteorite caduto a Chelyabinsk «E’ la prima volta che i campioni più importanti delle tre maggiori collezioni italiane vengono riuniti per una mostra – spiega Marco Morelli direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato che è capofila del progetto. «L’interesse verso questi oggetti è aumentata dopo l’impatto del grande meteorite che è caduto a Chelyabinsk il 15 febbraio del 2013. Nella mostra verrà esposto anche un frammento di quella meteora».
meteorite
Un pezzo del meteorite che nel febbraio 2013 cadde in Russia sulla regione
di 
Chelyabinsk provocando mille feriti. Un frammento sarà esposto a Prato

Presenti studenti e divulgatori scientifici ma l’attenzione verso questi “sassi”’ che potenzialmente possono caderci sulla testa non è solo da parte del pubblico. «L’Agenzia Spaziale Europea, presso lo stabilimento Esrin di Frascati vicino a Roma, ha creato un centro che ha come obiettivo la raccolta dei dati di tutti gli oggetti che potrebbero rappresentare un pericolo per tutti noi» aggiunge Morelli.

La collezione di meteoriti e rocce da impatto del museo pratese, costituita da oltre 1100 esemplari, e l’importante attività di ricerca scientifica che viene svolta sui campioni in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, ha permesso al museo stesso di diventare il punto di riferimento nazionale per questo specifico settore, assieme al Museo Nazionale dell’Antartide. La collaborazione tra i Musei di Roma, Milano e Prato deriva proprio dai rapporti di collaborazione già esistenti.


La mostra è a ingresso libero con il seguente orario: dal martedì alla domenica: 10-12.30 e 16.30-19.30, lunedì 16.30-19.30, lunedì 2 giugno, ultimo giorno di mostra, apertura dalle 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30. Per informazioni : 0574 44771-447755.

Ecco i campioni più rilevanti o di maggiore curiosità presenti a 
METEORITICA : 

Alfianello - Il 16 febbraio 1883, alle ore 2 e 40 minuti dopo il mezzoggiorno, ad Alfianello, in provincia di Brescia fu udita una spaventosa detonazione e i vetri delle finestre delle case tremarono fino ad un paio di chilometri intorno. L’oggetto che cadendo a terra aveva scavato un piccolo cratere di circa 70cm di profondità, aveva un peso stimato in circa 200kg e dimensioni approssimative di 75cm di altezza e 60cm di larghezza.

Renazzo - Ritrovata nell’omonima località nel 1824, è una condrite carbonacea considerata tra le più primitive tra quelle esistenti. Capostipite di una classe di condriti carbonacee note come “classe CR” (dove la “R” viene dal nome Renazzo), ha una composizione simile a quella della superficie dell’asteroide Pallade.

Casas Grande - Questa meteorite venne rinvenuta durante scavi archeologici condotti nell’omonimo sito precolombiano, sepolta all’interno di una stanza di un edificio e avvolta da una sottile e lunga striscia di lino, simile a quella utilizzata per avvolgere le mummie.

Ensisheim - Questa meteorite condritica, il cui corpo principale ha un peso di 127kg, fu vista cadere e poi raccolta il 7 novembre del 1492 in Alsazia. Osservata fin da oltre 150km di distanza, questa caduta scavò un cratere di circa un metro di profondità. È famosa anche per l’accurata documentazione storica che ne descrive la raccolta e la conservazione.

L’Aigle - Nel primo pomeriggio del 26 aprile del 1803, una pioggia di oltre tremila frammenti di questa meteorite colpì il piccolo villaggio di L’Aigle. La caduta di questa meteorite ha rappresentato una pietra miliare nella corretta interpretazione del fenomeno “meteoriti”.

Chassigny - È una meteorite marziana caduta la mattina del 3 ottobre del 1815 presso l’omonimo paese ed è importante poiché contiene delle inclusioni di gas che dimostrano come la composizione dell’atmosfera del Pianeta Rosso sia cambiata dai tempi della sua formazione. Le meteoriti marziane si sono originate quando, milioni di anni fa, uno o più asteroidi hanno colpito la superficie del pianeta scagliando nello spazio frammenti della sua crosta. La debole forza di gravità marziana ha permesso ad alcuni dei frammenti scagliati nello spazio di non ricadere sulla superficie del pianeta e di perdersi così nel Sistema Solare dove, in parte, sono ricaduti su altri pianeti.

Canyon Diablo - Meteorite metallica il cui nome è sconosciuto ai più pur essendo la responsabile della formazione del famosissimo Meteor Crater, in Arizona. Il cratere, risalente a circa 50.000 anni fa, ha un diametro di circa 1200 metri e una profondità di 170 metri. Esso si è originato per l’impatto di un corpo che, al momento dell’impatto, doveva avere un diametro di circa 50 metri ed ha sviluppato un’esplosione che ha liberato circa 10 megaton di energia (circa 500 volte più distruttiva della bomba atomica di Hiroshima).

Chelyabinsk - Il 15 febbraio 2013, un bolide ha attraversato i cieli degli Urali penetrando nell’atmosfera terrestre a circa 55.000 chilometri all’ora ed esplodendo ad un’altezza di circa 30 chilometri. Migliaia di frammenti hanno raggiunto la superficie terrestre ma, i danni principali e i feriti tra la popolazione sono stati provocati principalmente dall’onda d’urto dell’esplosione che ha mandato in frantumi i vetri degli edifici.

Barbianello - Rinvenuta durante l’aratura di un campo forse nel 1961, fu identificata come meteorite quando una bambina portò il campione a scuola. Qui uno dei professori ne intuì l’origine meteoritica che venne poi definitivamente verificata con le analisi di laboratorio.

Allende - Nella notte dell’8 febbraio 1969 un’enorme palla di fuoco attraversò i cieli dello stato di Chihuahua in Messico frammentandosi poi in migliaia di frammenti che caddero su una superficie di circa 400 chilometri quadrati. I frammenti raccolti, ognuno con crosta di fusione e con massa compresa tra 1g a 110kg, nel loro insieme hanno una massa totale di circa due tonnellate. Questa meteorite carboniosa cadde in un momento di grande fermento per l’intera comunità di scienziati planetari: era l’anno della prima passeggiata lunare, del primo rientro di materiale extraterrestre sulla Terra, l’anno in cui molti laboratori del mondo si stavano preparando allo studio dei campioni lunari. Le condriti carboniose sono meteoriti rare e molto importanti perché in alcune di esse sono state ritrovate minerali idrati (quindi acqua) e composti organici che le rendono particolarmente importanti per gli studi esobiologici.

Dar al Gani 670 - È un piccolo frammento di una meteorite marziana della quale è esposto un campione di discrete dimensioni (larghezza massima circa 12 centimetri) presso il Museo di Scienze Planetarie di Prato.

Smara - È una Eucrite Polimittica HED la cui composizione è praticamente identica a quella rilevata dalla sonda spaziale Dawn sulla superficie dell’Asteroide Vesta. È molto probabile che il frammento esposto provenga proprio da questo corpo della fascia principale degli asteroidi.

Nantan - Questa meteorite metallica del peso originario complessivo di circa dieci tonnellate, venne osservata cadere nel 1516 nella regione di Nantan, in Cina. Nel Museo di Scienze Planetarie di Prato ne è esposto un frammento di 272kg, attualmente la meteorite di massa maggiore esposta in Italia.

Impattite del Cratere Rochechouart (Francia) e Impattite del Cratere Ries (Germania) - Le rocce da impatto si formano durante le grandi esplosioni che si originano negli impatti di grandi asteroidi sulla superficie terrestre e sono costituite da materiale fuso e da frammenti di roccia brecciati. In Europa sono presenti decine di crateri da impatto distribuiti per lo più nella regione baltica. In pochi sanno però che due grandi crateri, di circa venti chilometri di diametro, sono proprio nel cuore dell’Europa, ai margini della Valle della Loira e in Baviera. Il cratere di Rochechouart è un cratere antico (200 Ma), sepolto da successioni rocciose sedimentarie più recenti, mentre quello di Ries risale a circa 14 milioni di anni fa ed è ancora ben visibile nelle immagini da satellite.

Ammonite Lybicoceras ismaeli - Le Ammoniti si estinsero al termine del Cretaceo, anche a causa dei cambiamenti ambientali innescati dall’impatto di Chicxulub che contribuì anche all’estinzione dei Dinosauri. Quella esposta è stata l’ultima specie ad estinguersi durante i grandi sconvolgimenti del passaggio tra Mesozoico e Cenozoico.


Campioni di meteoriti del Museo di Mineralogia dell’Università La Sapienza di Roma

Alfianello 960g Condrite
San Michele 52,2g Condrite
Girgenti 1104g Condrite
Orvinio 571,2g Condrite

Renazzo 39,8g Condrite
Monte Milone 2044g Condrite
Motta di Conti 1645g Condrite
Casas Grande 1180g Siderite
Ensisheim 7g Condrite
L’Aigle 52g Condrite
Bur-Gheluai Pioggia meteoritica
Chassigny 4g Marziana
Steinbach 1179g Siderite
Tamarugal 2982g Siderite
Finmarken 722g Pallasite
Seelasgen 115g Siderite
Sacramento Mount 2780g Siderite
Gibeon Siderite
Canyon Diablo 10298g Siderite
Chelyabinsk circa 60g Condrite


Campioni di meteoriti del Museo Civico di Storia Naturale di Milano

Nantan 28.500g Metallica
Non-det. Marocco 7.400g Condrite non classificata
Tamaugal 2.341g Metallica
Gibeon 1.791g Metallica
Sikhote-Alin 3.476g Metallica
Odessa 626g Metallica (da cratere)
McKinney 653g Condrite
Imilac 97g Pallasite
Barbianello 479g Metallica atassite
Allende 778g Condrite carbonacea
Egypt 3.870g Glass (tectite)

Campioni di meteoriti del Museo di Scienze Planetarie di Prato
Meteoriti :
Nantan 3100g Metallica IAB ottaedrite
Chinga 119,0g Metallica (atassite)
Smara 156g Acondrite – HED
Sahara 99044 2236g Condrite
Sahara 97108 1587g Condrite
Dar al Gani 692 72g Acondrite – HED
Dar al Gani 684 850g Acondrite – Ureilite
Unnamed (DaG) 3220g Condrite
Imilac 199g Pallasite
Dar al Gani 670 3,7g Marziana shergottite
Allende 30g Condrite carbonacea CV
Slaghek’s 311g Metallica IIIAB
Gujba 800g Condrite carbonacea CB
Sikhote-Alin 568g Metallica ottaedrite IIAB

Impattiti :
Libyan Desert Glass Glass
Cratee Vredefort, Sudafrica Shatter cone
Cratere Tenoumer, Mauritania Impact melt
Cratere Tenoumer, Mauritania Impactite
Cratere Popigai, Siberia Parchanai – Suevite
Cratere Popigai, Siberia Impactite
Philippinite Tectite
Philippinite Tectite
Cratere Rochechouart, Francia Babaudus Breccia
Cratere Rochechouart Moutoume Breccia
Cratere Rochechouart Red Breccia
Cratere Rochechouart Chassenon Breccia
Cratere Vepriai, Lituania Impactite
Cratere Ries, Germania Impactite

domenica 6 aprile 2014

4 aprile 2014, Norvegia, divulgata notizia del 2012 : paracadutista sfiorato da un meteorite ripreso dalla telecamera sul suo casco !

Si definisce un miracolato Anders Helstrup, paracadutista acrobatico norvegese, che durante un lancio si è visto sfiorare da un meteorite. La telecamera montata sul casco ha registrato il passaggio di una roccia che cadeva dal cielo a pochi metri di distanza da Helstrup. 

Dark flight

Il paracadutista acrobatico lo ha raccontato alla tv di stato norvegese NRK , mostrando il video come prova. L'incidente, finito bene, è accaduto nel 2012; mostra il lancio di Anderrs e dopo qualche secondo l'arrivo fulmineo di quella che sembra una roccia. Esperti hanno confermato che si tratta di un meteorite. "Non può essere nient'altro " afferma il geologo Hans Amundsen - la forma è tipica dei meteoriti: una frattura fresca su di un lato della superficie e la rotondità sull'altro lato, dimostrano che l'oggetto era quello che rimaneva di uno più grande prima di esplodere a contatto con la nostra atmosfera". Il video è apparso il 1° aprile su YT, facendo ipotizzare che fosse un pesce d'aprile, ma esperti ne hanno confermano la veridicità. 


Sono in corso analisi dei video che riprendono la caduta della presunta meteorite. Si cerca di calcolare il possibile punto di impatto per cercare di recuperarla. La caccia al meteorite denominato Dark Flight è appena iniziata.



Video al TGCOM :




Animazione computerizzata della rotazione della meteorite
Meteorite
(Photo: Anders Helstrup / Dark Flight, animation/drawing: Steinar Midtskogen)

La figura seguente mostra il percorso del meteorite (contrassegnati con punti gialli) rispetto allo sfondo.
Back facing camera
(Photo: Anders Helstrup / Dark Flight, photomontage: Steinar Midtskogen)

Size
(Photo: Anders Helstrup / Dark Flight, figure: Hans Erik Foss Amundsen)

(Direzione del vento: Norwegian Meteorological Institute)


Jon Vegar's perspective
(Photo: Jon Vegar Andersen / Dark Flight, photomontage: Hans Erik Foss Amundsen)





martedì 18 marzo 2014

9 marzo 2014, meteorite caduta in Corea del Sud !

Corea del SUD,
alle 23,30 circa di domenica 9 marzo, numerosi cittadini sudcoreani hanno segnalato il passaggio di una veloce palla di fuoco nel cielo che ha lasciato una lunga scia verde-azzurro. Nella provincia di Gyeonggi è stato anche udito una sorta di forte fruscio generato dal contatto del bolide infuocato con l' atmosfera.


Lo straordinario evento è stato catturato in un video ripreso dalla città di Suwon, capitale e la più grande città della provincia di Gyeonggi nella Corea del Sud a circa 30 km a sud di Seul.

Di seguito alcuni filmati e foto : 







Fotogramma con particolare tratto da  un filmato

Nei giorni successivi sono stati ritrovati due frammenti di meteorite vicino alla città di Jinju, nella Corea del Sud.


Jinju località della caduta della meteorite


Il primo frammento è stato ritrovato da un coltivatore di paprika. il signor Gang Won-gi, la mattina del 10 marzo, recatosi alla sua serra, ha notato un buco sul tetto e una roccia nel terreno della sua serra. Il meteorite era di dimensioni pari a circa 20 x 30 cm e con un peso di circa 9 chili. Dopo attente ricerche, sempre nei paraggi, è stato poi trovato anche un’altro frammento più piccolo delle dimensioni di 15 x 12 centimetri circa e di circa 4 chili di peso.






I due meteoriti sono stati portati in laboratorio per accurate e approfondite analisi su composizione chimica, presenza di acqua, microrganismi e altro ancora.

Da i primi studi si tratta di una condrite ordinaria, la quarta meteorite della Corea del Sud, nonché della più grande mai ritrovata sino ad ora in quell territorio.








Adesso è iniziata la caccia al prezioso souvenir sulle colline intorno la città, dove numerosi cittadini perlustrano il suolo armati di GPS e Metal Detector, nella speranza di trovare altri frammenti.





La notizia riportata e documentata nel servizio di un TG locale : 











giovedì 10 ottobre 2013

10 ottobre 2013, Egitto, scoperto frammento di cometa di 28 milioni di anni fà tra i gioielli della mummia di Tutankhamon

E' stato prodotto dall'esplosione di una cometa avvenuta 28 milioni di anni fa sull'Egitto, il vetro giallo incastonato in uno dei gioielli della mummia di Tutankhamon. E' la prima testimonianza in assoluto dell'impatto di una cometa nell'atmosfera terrestre.

Il frammento è stato lucidato e scolpito dagli antichi Egizi, che lo hanno modellato come uno scarabeo, ma la sua origine è sicuramente cosmica: lo dimostra la ricerca in via di pubblicazione sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e condotta dal gruppo internazionale di geologi, fisici ed astronomi coordinato da Jan Kramers, dell'Università sudafricana di Johannesburg.

Tra i ricercatori c'è anche l'italiano Marco Andreoli, della South African Nuclear Energy Corporation. Secondo la ricostruzione dei ricercatori l'esplosione della cometa, avvenuta sul deserto del Sahara, riscaldò la sabbia portandola alla temperatura di circa 2.000 gradi. Si formò in questo modo un'enorme quantità di vetro di silice giallo, sparso su una su una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati. Uno di questi frammenti è stato modellato e incastonato nel gioiello del faraone. 

Ad attirare inizialmente l'attenzione degli studiosi è stata una pietra scura trovata anni fa da un geologo egiziano: analizzata nuovamente adesso risulta essere tutt'altro che un comune meteorite: è quello che resta del nucleo della cometa esplosa sulla Terra milioni di anni fa.

L'esplosione ha anche prodotto microscopici diamanti. "I diamanti normalmente si formano nelle viscere della terra dove la pressione è alta - osserva Kramers - ma è anche possibile generare una pressione molto elevata attraverso una forte esplosione''. I ricercatori sono convinti che la scoperta del materiale prodotto dalla cometa permetterà di aggiungere tasselli preziosi per ricostruire la storia del Sistema Solare.

venerdì 27 settembre 2013

27 settembre 2013, Russia ripescato primo pezzo da cinque chili meteorite di Chelyabinsk


Fonte TM News
http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20130927_00272_NE.shtml





Yekaterinburg, 27 set. (TMNews) - I sommozzatori russi hanno ripescato sul fondo di un lago degli Urali un pezzo di meteorite da quasi cinque chilogrammi, il frammento più grande del bolide che a febbraio sconvolse la regione di Chelyabinsk. La roccia, che pesa per l'esattezza 4,8 chilogrammi, è il frammento "più grande finora" del meteorite esploso sui cieli di Chelyabinsk e caduto nel lago di Chebarkul. Lo ha detto a Ria Novosti un rappresentante dell'amministrazione della cittadina di Cherbakul. A fine agosto i residenti del luogo avevano trovato un altro grosso frammento del peso di 3,4 chilogrammi. Ieri i sommozzatori hanno riportato alla luce dalle acque del lago cinque rocce che si ritiene facciano parte del meteorite originario, consegnandole agli scienziati.

Gli uomini rana lavorano per portare alla superficie un grosso pezzo di roccia, del peso presunto di qualche centinaio di chili, alla profondità di 16 metri, dove si ritiene si trovi il frammento più grande. Il meteorite esplose sulla Russia il 15 febbraio, causando il ferimento di 1.500 persone, in maggior parte per le schegge dei vetri delle finestre, mandati in mille pezzi dall'onda d'urto. Secondo gli scienziati il meteorite è una classica condrite, roccia non metallica che rappresenta il tipo più comune di meteoriti caduti sulla Terra.


Video Notizia su Repubblica TV : 





lunedì 23 settembre 2013

Meteoriti caduti in Italia, la caduta di Orvinio (Rieti), 31 agosto 1872


Fonte Meteoweb : 

http://www.meteoweb.eu/2013/09/meteoriti-caduti-in-italia-il-caso-di-orvinio-rieti-il-31-agosto-1872/227800/





Uno dei meteoriti più grandi caduti in Italia, di cui ancora oggi si possono ammirare i frammenti, cadde il 31 agosto del 1872 vicino Orvinio, un paese situato sui Monti Lucretili, in provincia di Rieti (a est di Roma).

Secondo le testimonianze del tempo il meteorite prima di cadere creò forte apprensione fra la popolazione, per la grandissima scia luminosa che lasciò dietro di sé e che fu visibile in un vasto territorio. La scia luminosa venne infatti vista anche sui Colli Albani. La traiettoria seguita fu da sud verso nord, e passò a est della Capitale.

I frammenti in cui si disintegrò la meteorite di Orvinio si sparsero su un territorio abbastanza vasto e ci vollero mesi per la loro individuazione. Dalla somma di tutti i frammenti rintracciati si arrivò al peso considerevole di 3397 grammi, quasi 4 kg. I frammenti furono poi spediti a vari musei mineralogici europei, e in Italia ne rimanne solo uno, del peso di 735 grammi. Questo frammento è conservato presso il Museo di Mineralogia dell’Università La Sapienza di Roma.

Dal punto di vista geologico la meteorite di Orvinio è un tipo particolare di Condrite, contenente leghe di nichel (Ni) e ferro (Fe), solfuri di ferro e silicati (in particolar modo olivina e ortopirosseno).


domenica 15 settembre 2013

15 settembre 2013, caduta meteorite a Remada in Tunisia

Tunisia, Remada. 15 settembre

Paura in Tunisia : tre esplosioni, poi lo schianto. In serata un meteorite è caduto nella località di Remada, in una zona desertica del sud della Tunisia. I tre boati che hanno preceduto la caduta sono stati nettamente avvertiti dalla popolazione, provocando spavento.

Sul posto si sono immediatamente recate delle pattuglie della Guardia nazionale e dell'Esercito, dal momento che la zona è interdetta da settimane, dopo essere stata dichiarata zona militare nell'ambito delle iniziative prese per contrastare il terrorismo.
Questa circostanza ha indotto, in un primo momento, la gente a temere che le esplosioni fossero conseguenza di uno scontro con formazioni terroristiche.


Seguiranno aggiornamenti sul nostro Blog.

sabato 14 settembre 2013

14 settembre 2013, avviato il recupero del Meteorite di Cheliabynsk dal fondale del lago Chebarkul

FONTE : LA voce della Russia
http://italian.ruvr.ru/2013_09_14/Meteorite-di-Chebarkul-il-mistero-dal-fondale-del-lago/

Redazione Online 14.09.2013, 02:41

 

Foto: RIA Novosti
Nei pressi di Chelyabinsk sono stati avviati i lavori per il sollevamento del più grande frammento di meteorite che, sorvolando sopra la cittadina il 15 febbraio del 2013, è atterrato direttamente nel lago Chebarkul.

Le dimensioni del meteorite che si trova nell'acqua, sono da 0,3 a 1 m di diametro con massa di circa 600 kg.

E' un frammento del più grande corpo celeste che entrando nell'atmosfera della Terra, ha provocato l'esplosione vista in molte regioni della Russia e del Kazakistan.

14 settembre 2013, primi MicroMeteoriti in Campania individuati dal team Sky Sentinel !

Dopo una raccolta di polveri atmosferiche durata  circa un anno (aprile 2012 - maggio 2013) a cura del presidente dell' Associazione Arma Aeronautica di Caserta, finalmente il team del progetto Sky Sentinel è riuscito a individuare e isolare una dozzina di campioni di micrometeoriti ferrose di spessore inferiore al millimetro.

La raccolta è stata eseguita esponendo in una zona all' aria aperta un magnete molto potente che ha catturato la polvere atmosferica per attrazione magnetica.

Successivamente con l' ausilio di un microscopio elettronico sono stati individuati i campioni che avevano forma di minuscola biglia dal resto del materiale e separati mediante la punta di un ago magnetizzato.

I campioni ritratti nelle foto di seguito sono i primi del genere raccolti e isolati nella Regione Campania.






Le stelle cadenti o meteore, naturalmente, non sono stelle. Ogni volta che vediamo una stella cadente, un pezzettino di roccia mista a metallo si scontra con la parte superiore dell'atmosfera del nostro pianeta e, a causa dell'attrito, brucia. Raramente, satelliti artificiali o parti di veicoli orbitali cadono nell'atmosfera e si incendiano nello stesso modo.

Il lampo di luce prodotto da questo incenerimento è chiamato "meteora", perché è un fenomeno che avviene dentro l'atmosfera. Una meteora si forma quando un oggetto qualsiasi, di solito della grandezza di un pisello o più piccolo, colpisce l'atmosfera ad una altezza da 80 a 100 Km. L'aria a quell' altitudine è molto rarefatta, ma gli oggetti provenienti dallo spazio hanno spesso velocità di decine di migliaia di chilometri l'ora. Per avere un'idea di quello che succede quando un oggetto attraversa l'aria a grande velocità, è sufficiente provare a strofinare insieme le mani, con energia. L'attrito prodotto dallo strofinio produce calore. Ecco cos'è che fa bruciare le particelle nell'atmosfera consumandole completamente.

Oggetti più grandi non bruciano completamente. I frammenti rimanenti raggiungono la superficie della Terra e prendono il nome di meteoriti.
Il calore generato dall'attrito con l'aria porta rapidamente la superficie dell'oggetto alla temperatura di 3000-4000°C provocando la vaporizzazione di materiale. Quasi istantaneamente il metallo e la roccia evaporati si raffreddano e, in condizioni di caduta libera, si condensano in microscopiche palline del diametro di circa un decimo di millimetro o meno, chiamate micrometeoriti. 

Ogni giorno sulla Terra cadono tonnellate di questo materiale microscopico, disperso dal vento su enormi estensioni. 

Di seguito una mini-guida didattica per chi volesse cimentarsi nella raccolta delle micrometeoriti


Piccola Guida per la raccolta delle Micrometeoriti

Micrometeoriti Ferrose
Per raccogliere le micrometeoriti è necessario trovare un posto dove possano concentrarsi. Luoghi ideali sono i pozzetti di scarico delle acque piovane e le grondaie, dove si concentra la parte più pesante della polvere che cade sul tetto e dove non sono presenti molti altri tipi di particelle o detriti.

Però nel detrito che si raccoglie in una grondaia è presente un mucchio di roba portata dal vento e occorre un modo per separare le micrometeoriti metalliche.

Dopo aver tolto foglie e altri detriti grossolani, un modo può essere quello di porre il resto del materiale su un foglio di carta e mettervi una calamita sotto. Pizzicando e picchiettando sulla carta fate cadere tutte le particelle non attratte dal magnete. Molte delle particelle metalliche rimaste sono parti di polvere spaziale! 




Un altro modo è quello di infilare una potente calamita in un sacchetto di plastica e poi passarlo sul detrito raccolto. Fate poi cadere la polvere rimasta attratta, in una vaschetta, estraendo con cura la calamita dal sacchetto di plastica. Il sacchetto serve ad evitare che la polvere rimanga attaccata alla calamita. Osservando la polvere raccolta con un microscopio di almeno 20 ingrandimenti, potrete notare la presenza di piccole sferette metalliche lucide. Alcune presentano piccole depressioni sulla superficie, altre hanno forma di goccia, a causa di fenomeni di depressione aerodinamica subiti mentre il metallo si stava consolidando. 



Micrometeoriti vetrose
Anche la parte rocciosa di una meteorite subisce lo stesso processo di riscaldamento, però, a causa del brusco raffreddamento, si solidifica in un materiale vetroso molto simile a una particolare roccia vulcanica chiamata ossidiana. 

Le micrometeoriti vetrose sono troppo leggere per essere trovate nel fondo di una grondaia e non esiste un modo semplice per separare quelle rimaste per caso; però, se il detrito raccolto non è molto abbondante, potrebbe essere utile osservarlo con un microscopio a circa 20 ingrandimenti. Qualche volta è possibile vedere delle sferule di aspetto vetroso e di colore vario, dal giallo trasparente, al verdastro, al nero. Anche osservando della semplice sabbia al microscopio è possibile ogni tanto vedere delle sferette di vetro praticamente perfette.

Si potrebbe costruire una specie di trappola per raccogliere sia le micrometeoriti ferrose che quelle vetrose.

Sistema di raccolta micrometeoriti 
Lo schema potrebbe essere simile a quello di un pluviometro: una vaschetta di grande superficie (solitamente 1 mq) che convoglia l'acqua piovana in un recipiente (una bottiglia di plastica) dotato di un foro o tubo di scarico posto a circa 3/4 della sua altezza. In questo modo, quando l'acqua si versa nel recipiente, il materiale più pesante rimane sul fondo e il resto dell'acqua esce dallo scarico superiore. Naturalmente, più è grande la superficie di raccolta più è alto il numero delle meteoriti catturate. Sarebbe interessante, anche, poter misurare (in peso, in numero e tipo) le meteoriti raccolte in un certo tempo (1 giorno, 1 settimana, 1 mese, ecc.) e ricavare quindi una stima della quantità di materiale cosmico che cade sul nostro pianeta.

Tra tutto il materiale separato con la calamita potrebbero anche esserci frammenti derivanti da frammentazioni in aria di meteoriti. Essi potrebbero aver attraversato l'aria a velocità troppo basse per riscaldarsi fino a fondere. Il loro riconoscimento è però troppo difficile senza mezzi adeguati.

mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre 2013, Dall’analisi di un meteorite nuovi indizi per la comparsa della vita sulla Terra

Fonte : GAIANEWS.IT
Gli scienziati della Arizona State University hanno analizzato i resti di un meteorite che si disintegrò l’anno scorso nell’atmosfera sopra la California (vedasi anche nostro precedente Post sulla caduta di Sutter Mill's http://skysentinel.blogspot.it/2012/04/california-e-caccia-al-meteorite.html). 

Le analisi hanno rivelato la presenza di molecole finora mai trovate nei meteoriti dimostrando l’esistenza di una più grande disponibilità di molecole organiche provenienti dallo spazio, ma che avrebbero potuto contribuire alla comparsa della vita sulla nostro pianeta. Gli scienziati sono stato guidati da Sandra Pizzarello e la scoperta è stata pubblicata su PNAS.


Il luogo in cui il meteorite è caduto si chiama Sutter’s Mill che è casualmente anche il posto in cui nel 1849 si scatenò la corso all’oro. Questo meteorite, contrariamente a ciò che accade la maggior parte delle volte, non è stato a lungo a contatto con altri elementi. Infatti è stato individuato presto da un radar ed è stato possibile recuperarlo in fretta



Il lavoro è in corso di pubblicazione negli Atti di questa settimana della National Academy of Sciences ( PNAS ) . Il documento è intitolato , “Elaborazione di materiali organici meteoritici come un possibile analogo dell’evoluzione molecolare precoce in ambienti planetari “, ed è co -autore di Pizzarello , geologo Lynda Williams , NMR specialista Gregory Olanda e lo studente laureato Stephen Davidowski , il tutto da ASU .

“Le analisi di meteoriti non smettono mai di sorprendere … e aumentano le tue domande”, spiega Pizzarello . “Questo è un meteorite i cui elementi organici sono stati alterati dal calore e perciò dovrebbe essere di scarso appeal per la chimica bio- o prebiotica ma i processi del Sistema solare che hanno portano alla sua alterazione sembrano avere rivelato molecole complesse di interesse prebiotico come i polieteri.”

Pizzarello e il suo team hanno trattato idrotermicamente i frammenti del meteorite e hanno quindi rilevato i composti grazia alla gascromatografia-spettrometria di massa. Le condizioni idrotermali degli esperimenti , che imitano le condizioni della Terra primordiale (una vicinanza con l’attività vulcanica e coni crateri da impatto), ha rilasciato una miscela complessa di composti ricchi di ossigeno che comprendono una varietà di polieteri lineari e ramificati a catena lunga, presenti in grandi numeri.

La scoperta si aggiunge a quelle che supportano l’ipotesi che la vita sulla terra sia arrivata da altri pianeti, magari da Marte, o che composti giunti attraverso comete e meteoriti possano avere sostenuto la presenza della vita sul nostro pianeta.

Un recente studio aveva avvalorato la tesi che la vita sulla terra sia arrivata da Marte, dove avrebbe trovato inizialmente condizioni migliori, rispetto alla Terra. Da Marte poi la vita sarebbe scomparsa proseguendo invece florida il suo viaggio sul nostro pianeta coinvolgendo ora anche noi.


giovedì 5 settembre 2013

5 settembre 2013, Meteorite di Chelyabinsk: confermata l’autenticità di un frammento di 3,4 Kg

FONTE METEOWEB
http://www.meteoweb.eu/2013/09/meteorite-di-chelyabinsk-confermata-lautenticita-del-frammento/224511/


giovedì 5 settembre 2013, 19:12 di Renato Sansone

Gli scienziati russi hanno confermato l’autenticità del frammento di 3,4 Kg dell’asteroide esploso nei cieli di Chelyabinsk nello scorso mese di Febbraio. L’anonimo residente, al quale sono andati 10.000 dollari per il recupero, ha ricevuto un certificato ufficiale che conferma l’autenticità del frammento celeste. “Si, si tratta di un meteorite, ed è il più grande frammento analizzato finora dagli scienziati“, ha detto Andrei Kocherov, un funzionario dell’Università statale locale. Il corpo roccioso principale delle dimensioni di 18 metri e dal peso di 10.000 tonnellate, esplose con un’intensità equivalente a 440 kilotoni di TNT, pari a 27 volte la bomba nucleare che distrusse Nagasaki nel 1945. La disgregazione produsse circa 1200 feriti, tra cui tanti bambini, a causa dei vetri delle abitazioni andati in frantumi per via dell’onda d’urto. L’asteroide si frammentò in 7 parti, di cui uno autore del buco nel ghiaccio di otto metri nel lago di Chebarkul. Alla fine del mese di Marzo, osservazioni radar, hanno rilevato un cratere sul fondo, probabilmente creato dall’impatto. Si ritiene che il frammento principale avesse forma ovale e una dimensione di 1 metro per circa 600 Kg di peso.

mercoledì 28 agosto 2013

28 agosto 2013, I mattoni della vita nel meteorite di Chelyabinsk (Russia): la scoperta di ricercatori italiani

FONTE : METEOWEB
http://www.meteoweb.eu/2013/08/i-mattoni-della-vita-nel-meteorite-di-chelyabinsk-russia-la-scoperta-di-ricercatori-italiani/222748/



Credit: Marat Ahmetvaleev

Ingredienti indispensabili per gettare le basi della vita sono stati ottenuti da ricercatori italiani a partire da frammenti delmeteorite di Chelyabinsk, caduto in Russia, nel febbraio scorso. Si tratta di molecole complesse componenti dell’Rna, il braccio destro del Dna, ottenute grazie a un esperimento condotto in Russia, presso il centro di astrobiologia di Dubna (Mosca), dal gruppo coordinato dal chimico organico e bioorganicoRaffaele Saladino, dell’universita’ della Tuscia. Con questo test, ha detto Saladino all’ANSA, ”abbiamo inaugurato il centro di astrobiologia di Dubna e dato il via al primo lavoro nell’ambito della collaborazione Italia-Russia che vede coinvolti anche il genetista molecolare Ernesto Di Mauro, dell’universita’ di Roma La Sapienza”. Nell’acceleratore di particelle di Dubna i ricercatori hanno bombardato i frammenti di meteorite ricevuti da Eugene Krasavin, direttore del centro di astrobiologia di Dubna, con fasci di neutroni a una energia di 150 mega elettronvolt (Mev), simulando in questo modo un bombardamento di radiazioni come potrebbe avvenire nello spazio. ”I frammenti – ha spiegato Saladino – sono di colore grigiastro e somigliano a granelli di carbone circondati da roccia, perche’ hanno un nucleo carbonaceo avvolto da uno strato minerale, e si sono mostrati dei catalizzatori molto attivi (i piu’ attivi tra tutti i meteoriti che abbiamo studiato finora) dando vita, in presenza di formammide, (un composto di idrogeno, carbonio, ossigeno e azoto), a molecole organiche complesse, fra cui alcuni nucleosidi componenti l’Rna”. ‘‘E’ la prima volta – ha sottolineato Saladino – che derivati nucleosidici di struttura molto complessa, costituiti da una base nucleica legata a uno zucchero, vengono sintetizzati in un unico atto reattivo da un precursore chimico semplice come la formammide”. Saranno eseguiti altri esperimenti ma fra le prime conclusioni che si possono trarre, per Saladino, e’ che lo spazio e’ molto piu’ dinamico di quello che si pensi e che imeteoriti, in questo ambiente, possono sintetizzare i mattoni alla base delle molecole della vita.


martedì 27 agosto 2013

27 agosto 2013, meteoritie di Chelyabinsk scoperta una collisione con un altro corpo del sistema solare precedente alla caduta

Fonte : GAIA NEWS

http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/la-storia-del-meteorite-di-chelyabinsk-44579.html#.UjRxvca-2So
Scritto da Redazione di Gaianews.it il 27.08.2013

Il meteorite di Chelyabinsk, caduto a febbraio scorso nell’omonima cittadina russa, si è probabilmente scontrato con un altro corpo nel sistema solare o è andato troppo vicino al Sole prima di precipitare sul nostro pianeta, secondo una ricerca presentata ieri in occasione della conferenza Goldschmidt a Firenze.

Un team dell’Istituto di Geologia e Mineralogia (IGM) di Novosibirsk ha analizzato frammenti del meteorite, il cui corpo principale è sprofondato nel fondo del lago Chebarkul vicino a Chelyabinsk, il 15 febbraio di quest’anno.

Anche se tutti i frammenti sono composti dagli stessi minerali, la struttura e la consistenza di alcuni frammenti mostrano che il meteorite aveva subito un processo di fusione prima di essere sottoposto a temperature estremamente elevate, entrando nell’atmosfera terrestre.

“Il meteorite che atterrò vicino a Chelyabinsk è un tipo conosciuto come condrite LL5 ed è abbastanza comune per questo tipo di meteorite aver subito un processo di fusione prima di precipitare sulla terra,” spiega il Dott. Victor Sharygin dell’IGM, che ha presentando la ricerca al convegno Goldschmidt . “Questo significa quasi sicuramente che c’è stata una collisione tra il meteorite e un altro corpo del sistema solare o il meteorite si è avvicinato molto al sole.”

Sulla base del loro colore e della loro struttura, i ricercatori dell’IGM hanno diviso i frammenti del meteorite in tre tipi: scuri, chiari e intermedi.

I frammenti scuri includono una grande percentuale di materiale a grana fine, e la loro struttura, la consistenza e la composizione minerale mostrano che si sono formati da un processo di fusione molto intenso, ed è probabile che sia stata o una collisione con un altro corpo o la vicinanza al sole. Questo materiale è distinto dal materiale che si trova sulla crosta del meteorite che si scioglie e poi solidifica, mentre viaggia attraverso l’atmosfera terrestre.

“Tra i molti frammenti che stiamo analizzando, solo tre campioni scuri mostrano una forte evidenza di precedente metamorfismo e di fusione”, spiega Sharygin. “Tuttavia, molti frammenti di meteorite sono stati raccolti dalle persone, quindi è impossibile dire quanto grande sia l’area colpita del meteorite. Speriamo di poterne saperne di più una volta che il corpo principale del meteorite sarà ripescato dal lago”.

Il team IGM ha anche trovato piccole quantità di elementi del gruppo del platino nella crosta di fusione del meteorite. Il team ha identificato questi elementi come una lega di osmio, iridio e platino, ma la loro presenza è insolita visto che la crosta di fusione si forma in un periodo troppo breve di tempo perchè questi elementi si accumulino facilmente. La ricerca proseguirà dunque anche per dare risposta a questo mistero nei prossimi mesi anche sul meteorite principale.


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FONTE : METEOWEB

http://www.meteoweb.eu/2013/08/meteorite-di-chelyabinsk-scoperta-una-collisione-precedente-alla-caduta/222722/

martedì 27 agosto 2013, 12:15 di Renato Sansone


La meteora nei cieli della Russia

Prima di cadere sulla Russia nel febbraio scorso, il meteorite diChelyabinsk era già ‘provato’ da almeno un altro incontro violento: forse era entrato in collisione con un altro corpo nel Sistema Solare oppure era passato pericolosamente vicino al Sole. Lo rileva l’analisi dei frammenti del meteorite, i cui risultati sono presentati a Firenze, nella conferenzaGoldschmidt organizzata dall’Associazione europea di Geochimica. Il meteorite e’ stato studiato dagli esperti dell’Istituto di Geologia e mineralogia di Novosibirsk, Ripescati dal lago Chebarkul, vicino Chelyabinsk, i frammenti sono composti dallo stesso minerale e mostrano i segni di un processo di fusione molto intenso, precedente alle temperature elevatissime che il meteorite ha incontrato al momento dell’ingresso nell’atmosfera terrestre. Il meteorite di Chelyabinsk è molto primitivo e appartiene alla famiglia delle condriti LL5: ”per molti meteoriti di questo tipo è abbastanza comune avere incontrato un processo di fusione prima di cadere a Terra”, osserva l’autore della ricerca,Victor Sharygin, che presenta i dati a Firenze. Sulla base del colore e della struttura, i ricercatori hanno distinto i frammenti in tre tipi: leggeri, scuri e intermedi.

 

I piu’ primi sono i piu’ comuni, mentre i piu’ scuri sono i testimoni diretti dell’impatto che ha fatto fondere parzialmente il meteorite prima che questo cadesse sulla Terra. Informazioni ulteriori potranno arrivare quando il corpo principale del meteorite sarà ripescato dal lago Chebarkul. Al momento nei frammenti scuri sono state individuate minuscole bolle sferiche ‘incastonate’ in cristalli di ossido, silicati e metalli. Sono state anche individuate piccole quantità di platino, probabilmente formate in conseguenza di un processo chimico avviato nell’impatto con l’atmosfera terrestre.

sabato 17 agosto 2013

17 agosto 2013, Una nube di polvere in atmosfera tre mesi dopo l’evento di Chelyabinsk

FONTE : METEOWEB
http://www.meteoweb.eu/2013/08/una-nube-di-polvere-in-atmosfera-tre-mesi-dopo-levento-di-chelyabinsk/220983/


sabato 17 agosto 2013, 11:23 di Renato Sansone



Lo scorso mese di Febbraio un asteroide di qualche metro di diametro esplose sopra i cieli della città russa diChelyabinsk, mandando in frantumi le finestre delle abitazioni e ferendo oltre 1000 abitanti. Ora, un nuovo studio, ha rivelato che un pennacchio di polvere costituito da centinaia di tonnellate di materiale, e lasciato nell’atmosfera terrestre dall’evento, era ancora presente tre mesi dopo la detonazione. “Trent’anni fa avremmo semplicemente potuto affermare che il pennacchio è stato incorporato nella corrente a getto stratosferica“, riferisce Paul Newman, scienziato del laboratorio di scienze dell’atmosfera al Goddard Space Flight Center della NASA. “Oggi – aggiunge - i nostri modelli ci permettono di tracciare con precisione il bolide e capire la sua evoluzione, come si muove in tutto il mondo.”



Credit: NASA’s Goddard Space Flight Center Scientific Visualization
 La meteora russa, che pesava 11.000 tonnellate quando ha colpito l’atmosfera, è esplosa a 24 chilometri dal suolo. L’esplosione ha inviato una sferzata di energia 30 volte superiore alla bomba atomica che rase al suolo Hiroshima durante la seconda guerra mondiale. Misurazioni preliminari, avvenute soltanto 3,5 ore dopo la caduta dei frammenti, hanno mostrato la nube di polvere a 40 Km in atmosfera, i cui venti la trasportavano a circa 306 Km/h.



La meteora nei cieli della Russia




























Soltanto 4 giorni dopo, la parte superiore del pennacchio aveva percorso tutto l’emisfero boreale del nostro pianeta, restando sospesa per tre mesi, appunto. Un evento che ha rivelato maggiori dettagli sul comportamento delle particelle nella nostra atmosfera. Le più pesanti, ad esempio, si muovevano più lentamente, mentre quelle più leggere mostravano un movimento più dinamico in relazione alla velocità del vento e alla quota. I ricercatori della NASA hanno mostrato inoltre, attraverso un video, la scarsa densità di tale nube. Ogni anno la Terra viene colpita da circa 30 tonnellate di polveri spaziali, che vanno ad aggiungersi alle particelle emesse dai vulcani e da altre fonti naturali. Lo studio, non ancora da considerarsi concluso, mira alla comprensione della formazioni di nubi nella stratosfera e nellamesosfera. Un rapporto dettagliato sarà pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

domenica 4 agosto 2013

1 agosto 2013, meteorite caduto in Cina ?

Il 1 agosto un presunto meteorite si sarebbe abbattuto in Cina provocando l’apertura di un cratere del diametro di 3 metri ed una profondità di circa 2 metri in una zona dove è presente una discarica di rifiuti nel villaggio Akto nella provincia dello Xinjiang Uygur.

Nel cuore della notte, alle ore 02:00, una scia luminosa è stata seguita da un rumore fortissimo che ha fatto tremare le abitazioni, rompendo anche alcuni vetri.

Non si riportano segnalazioni di feriti, e gli scienziati stanno ancora cercando di capirne l’origine. Su Sina Weibo, una piattaforma simile a Twitter molto usata in Cina, alcuni abitanti hanno raccontato di essersi svegliati per via del frastuono. Alcune finestre sono andate in frantumi, ma fortunatamente non sono segnalati feriti.

Ma al momento mancano conferme ufficiali delle autorità locali e permangono dei dubbi, soprattutto dai commenti che il web sta proponendo nei confronti del materiale multimediale proveniente direttamente dalla regione nord occidentale cinese. Dubbi che, all’apparenza, non sono tanto legati alla veridicità della notizia di per se (non è un evento raro la caduta di un masso roccioso spaziale su terraferma), ma dalle stesse immagini che non soddisfano interamente l’ipotesi del meteorite. 

Foto del cratere


Foto di un frammento del meteorite caduto
A photo of a meteorite fragment in Xinjiang Province on August 1, 2013. A meteorite crashing into a Xinjiang Province village on Thursday has netizens commenting over the incident as a possible “heavenly warning sign.” (Sina Weibo)

Video del cratere


Aggiorneremo i lettori del Blog sulle news relative a questa segnalazione.




mercoledì 3 luglio 2013

Caccia al meteorite : Ritorno a San Martino Valle Caudina (Avellino)



Premessa
Nella notte di Natale dell’ anno 1999, in località Supino, sul monte Mafariello nel comune di San Martino Valle Caudina (Avellino), precipitò al suolo un meteorite di circa 6 Kg. Il giorno di Santo Stefano la roccia spaziale fu casualmente scoperta da un abitante del posto che si trovava sul luogo per la rimozione della sterpaglie del sottobosco, il quale lo consegno’ alla locale Caserma dei Carabinieri.  La notizia fu’ acquisita nel settembre 2006 dall’ edizione del quotidiano IL MATTINO  del  27 dicembre  1999. Subito dopo iniziarono le indagini per capire dove fosse custodito il reperto  dove è stato custodito fino al 2006, anno in cui si sono perse le tracce. Per approfondimenti sui fatti  si puo’ leggere l’ articolo al link specifico sul nostro Blog : http://skysentinel.blogspot.it/2013/03/il-mistero-del-meteorite-di-san-martino.html

Ricognizione
A distanza di quasi 13 anni, con il coordinamento del Progetto SKY SENTINEL, una spedizione di esperti speleologi dell’ ASSOCIAZIONE ARMA AERONAUTICA sezione di Caserta,  effettua una prima ricognizione per individuare la zona dell’ impatto e segnare l’inizio delle ricerche di eventuali altri campioni di rocce spaziali.

Grazie  alla collaborazione del Maresciallo Giovanni Abbate, interessato dal Generale Elia Rubino, presidente dell’ Associazione Arma Aeronautica di Caserta, perché residente a San Martino Valle Caudina ed esperto conoscitore della zona, siamo riusciti ad avere il contatto diretto con il signor Lorenzo Vitagliano, uno dei testimoni del ritrovamento del meteorite la mattina del 26.12.1999 che  si è reso gentilmente disponibile ad accompagnarci sui luoghi dell’ evento.

La mattina del  10 maggio 2013, la squadra di specialisti speleologi dall’ Associazione Arma Aereonautica, composta dal Maresciallo Nicolino Barricelli,  dalla dottoressa Giuliana Ferreri, speleosubacquei  e Technical Diver, e dal signor  Ferdinando Valentino anch’egli  con esperienza nello stesso settore, muoveva da Caserta alla volta di San Martino Valle Caudina incontrandosi con il sottoscritto  presso l’ abitazione del Maresciallo Abbate, per un  veloce briefing  sull’ obiettivo.


Subito dopo si partiva tutti, a bordo del Defender gentilmente messo  a disposizione dalla D.ssa Ferreri, per il recupero del testimone e la salita al Monte Mafariello.









Arrivati sul posto, il testimone indicava il punto esato dove aveva trovato e raccolto lo strano masso annerito per cui si procedeva alla perlustrazione  della zona con due diversi Metal Detector (Garret 250 e Fisher Mod. Sub) dapprima sul punto indicato dal testimone e successivamente allargando la zona di perlustrazione.

A destra del punto di ritrovamento veniva individuata una zona di circa 2 metri dove il  metaldetector piu’ sensibile del team di speleologi rilevava un segnale diffuso di presenza metallica nel sottosuolo. Purtroppo il segnale indicava una profondità non verificabile con i mezzi a disposizione per cui si rilevavano le coordinate del punto e si segnava un punto per il riconoscimento della zona per una futura missione. 







Il testimone raccontava inoltre  che circa 300 metri a monte della zona in perlustrazione ,nel giorno del ritrovamento, aveva notato un forte avvallamento di forma circolare dove la terra era sprofondata di circa 2 metri. A questo punto la spedizione estendeva le indagini anche in quest’ultima zona, purtroppo con esito negativo. 





Si conveniva che, in considerazione del tempo passato e delle materiale trascinato dall’ acqua piovana, era necessaria la pianificazione di una successiva perlustrazione da fare con l’ ausilio di Georadar, mezzo piu’ potente dei Metal Detector.




Ad ogni modo,  la ricognizione aveva portato informazioni aggiuntive a quelle note, come le coordinate esatte del luogo dell’ impatto. In particolare da parte del testimone si veniva a conoscenza di un’ altra fonte giornalistica oltre a quella nota del IL MATTINO, che il testimone ci prometteva di recuperare a breve.  Venivamo inoltre a conoscenza  di ulteriori dettagli sul ritrovamento e sugli accertamenti svolti dai Carabinieri di San Martino Valle Caudina (AV).





Si ringraziano per il prezioso supporto :


  • Il Generale Elia Rubino (presidente Associazione Arma Aeronautica di Caserta)
  • Il Maresciallo Giovanni Abbate  (Associazione Arma Aeronautica)
  • Il Maresciallo Nicolino Barricelli (Associazione Arma Aeronautica / Gruppo Speleolologi ASPEC)
  • La Dottoressa Giuliana Ferrari (Associazione Arma Aeronautica / Gruppo Speleolologi ASPEC)
  • Il sig. Ferdinando Valentino  (Gruppo Speleolologi ASPEC)
  • Il sig. Lorenzo Vitagliano (testimone del ritrovamento e guida della spedizione) 


La Redazione
Sky Sentinel